mercoledì 6 novembre 2013

I social network e le moderne dipendenze dalla rete, usare con cautela!


A pochi mesi dal primo decennale del social network Facebook, lanciato nel febbraio 2004 negli Stati Uniti da Mark Zuckerberg, inizialmente progettato per gli studenti dell’Università di Harvard ma successivamente ampliato a tutto il mondo, possiamo con sicurezza affermare che difficilmente incontreremo qualcuno che ne ignora l’esistenza. Nel giugno 2013 Facebook ha addirittura superato Google come numero di visite, e questa popolarità si è estesa, a partire dal 2006 anno della sua nascita, anche a Twitter, un analogo servizio gratuito di social network che come Facebook vanta milioni e milioni di utenti attivi.
In Italia è Facebook a spopolare come numero di iscritti e visite al giorno, complice forse una maggiore semplicità del portale e una varietà di servizi più ampia, tra cui predominano sicuramente la possibilità di raccontare la propria storia tramite un diario ricco di commenti e fotografie e la possibilità di appartenere a gruppi di ogni tipo: da gruppi di coltivazione dell’orto, alle malattie rare, ai gruppi di mamme nazionali e per città (molto in voga, ricchi di consigli, suggerimenti e soprattutto sfoghi!). Per qualsiasi attività, sport, hobby, malattia c’è un gruppo: gli utenti possono appartenere a questi gruppi chiedendo consigli, dando idee e soprattutto sentendosi parte di una collettività, percependo quella accoglienza e popolarità che non sempre si riesce ad avere nella vita effettiva. E se la maggior parte degli utenti appartiene alla fascia dei ragazzi e degli adolescenti interessati alla moda e ai media, altissimo è anche il numero degli adulti che sceglie di utilizzare questo social network, per scambiarsi ricette, consigli culinari, schemi di punto croce e perché no, consigli sulle coltivazioni più adatte per ogni periodo. Variano gli interessi e i modi di utilizzarlo, ma non varia la sostanza: i social network ci permettono di sentirsi parte di una comunità, di essere popolari, di aggiungere contatti e “amici” in un click, superando le nostre barriere di timidezza, ansia sociale, che spesso ci impediscono di avere un altrettanto successo nella vita reale. E se questo da una parte rafforza la nostra autostima e senso di sicurezza, dall’altra rappresenta le moderne solitudini, tipiche di tutti quelli che non considerano i social network una delle tante risorse che abbiamo a disposizione per promuovere le relazioni ma “la” fonte di relazione.
Spesso scegliamo di migliorare la nostra vita con la tecnologia scegliendo la “quantità” di contatti alla “qualità” delle interazioni..preferiamo frequentare virtualmente persone sui social network, ma tutto questo toglie tempo alla frequentazioni di amici “veri”, di contatti “fisici” con le persone diventando quindi, più soli che mai.
Sempre più spesso vediamo donne, uomini, ragazzi di ogni età in giro armati di smartphone, che catturano immagini, scatti per postarli sui social network e, perché no, taggare gli amici. Sono diventati in certi casi una vera e propria dipendenza: sentiamo il bisogno e la voglia di condividere tutti i nostri momenti su Internet..per assurdo anche i momenti più intimi e personali, con fotografie, commenti e “aggiornamenti di stato” anche per le più banali attività quotidiane, quasi come se la vita vera fosse quella virtuale. Fino a qualche anno fa non vedevamo l’ora di tornare a casa per connettersi al computer e accedere alla nostra pagina sui social network per raccontare agli amici (e non solo!) quello che ci era successo; oggi con la diffusione degli smartphone non è più nemmeno necessario aspettare di rientrare: si può fare in diretta, in tempo reale.
Importante non oltrepassare tuttavia la soglia della “patologia”, della dipendenza che, come quelle per le sostanze stupefacenti o il gioco d’azzardo, si può manifestare anche per Internet; inizialmente difficile da diagnosticare, si può confondere con il normale entusiasmo che all’inizio ci può essere per le nuove attività.


Ci sono tuttavia dei segnali sui quali ci possiamo orientare per riconoscerla negli altri e in noi stessi e intervenire in tempo: quando in rete ci rendiamo conto di manifestare un senso di benessere o euforia, o siamo assorbiti come se gli altri non ci fossero; quando sembrano totalmente incapaci di staccarsi da Internet e, se costretti, manifestiamo ansia e irritabilità, se approfittiamo di ogni occasione per collegarsi diminuendo il tempo dedicato alle altre normali attività che ci interessavano prima.  Ma la cosa più importante è il ritiro dalle relazioni sociali, preferendo la rete agli amici, e il fatto che si trascurano le altre attività: scolastiche, sociali, di pulizia, di gestione della quotidianità, manifestando anche, nei casi più rilevanti, cambiamenti nel comportamento alimentare o nei ciclo sonno veglia.

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