sabato 15 febbraio 2014

Tecniche educative per i bambini con disturbo oppositivo provocatorio


I bambini con disturbo oppositivo provocatorio mettono alla prova i genitori e gli insegnanti per questo sono molto utili tecniche specifiche per superare questa difficoltà educativa e aiutare il piccolo a sentirsi amato e accettato nonostante la sua condotta “difficile”. 
Spesso il loro comportamento significa qualcosa, può essere rappresentativo di un disagio, un trauma, una difficoltà, o soltanto di voglia di attenzione. È molto diffuso l’errore di considerare bambini oppositivi provocatori quei bambini che mettono in atto sporadicamente tali atteggiamenti e che sono quelli tipici della fase di crescita. Tutti i bambini in alcuni periodi sono provocatori, proprio per mettere alla prova il genitore e capire le conseguenze delle loro azioni, o anche semplicemente per vedere “fino a che punto i genitori gli vogliono bene” (e questo avviene spesso con la nascita di un fratello nella quale il bambino rimette in dubbio l’amore dei genitori spaventato che possa essere tutto spostato sul fratellino).
Ci sono appunto come dicevamo alcune strategie specifiche tra le quali le tecniche di rinforzo positivo, premiare i comportamenti positivi, preferire i premi per i comportamenti positivi (anche piccoli) alle punizioni, evitare la sgridate, preferire sempre la perdita di un privilegio (es. uscire o guardare la tv) alla punizione, scegliere le punizioni solo per comportamenti molto gravi (esplicito danno verbale o fisico agli altri). Sono utilissime inoltre le regole che dovrebbero venire condivise da tutte le figure di riferimento.
Molto importante diviene anche la vicinanza di tempo dallo sbaglio all’azione: se si sceglie di premiare o in alternativa, togliere un privilegio, questo deve essere fatto subito, se no gli effetti svaniscono e il bambino non capisce i motivi del premio o dell’eliminazione dei privilegi.

È inoltre fondamentale rimproverare in privato o comunque in modo tale che non possano udire terze persone altrimenti potrebbe esserci un sentimento di vergogna e di autosvalutazione mai costruttivo.
E di primaria utilità anche la spiegazione delle motivazioni dell’inappropriatezza dell’atteggiamento. Dovrebbero venire inoltre spiegate le modalità comportamentali alternative indicando i vantaggi della messa in atto. 

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